Quelli che a Cannes…per ‘giurare’/ Deformattiamo i cervelli
10/06/2008
Sergio Rodriguez, categoria 'Stampa'. Grandi le aspettative per l’Italia. Che creativa lo è per Dna, anche se molte volte il tutto si ferma al prodotto, non riuscendo a fare il salto nell’immagine. Tra tutti, comunque, è la stampa il media che più lascia sperare. Anche perché è lì che il creativo ha maggiore possibilità di esprimersi. Lontano dagli esorbitanti costi della tv, che per giustificarsi ricercano certezze in test e revisioni. Tanto che quello che si vede non è quasi mai quanto pensato.
Un modo elegante per dire che delle non eclatanti performance creative del nostro paese ‘colpevoli’ sono anche le aziende. Magari se lasciassero più fare. Puntando il dito dritto contro focus e ricerche. Che, almeno, andrebbero fatti non sempre e non comunque. Ma non è questo il momento di polemizzare, quanto piuttosto di concentrarci sulle attese per la categoria ‘Stampa’ dell’imminente festival di Cannes.
Infatti, nonostante il proliferare dei nuovi media le stia riservando un po’ di sofferenze, non è certo il caso di viverla in passivo. Anzi, ci si augura sappia mostrare tutta la dignità e forza di cui è foriera, per emergere.
Tradotto a Cannes, significa capacità di dare un messaggio universale, una verità che i giurati di tutto il mondo possano capire, e, soprattutto, un contenuto di provocazione, condensando in un’immagine quello che un film ha diversi frame e forme per esprimere.
Non a caso, nonostante l’innovazione tecnologica abbia portato ad abbandonare i vecchi strumenti del mestiere a favore del pc, vale sempre la pena di ricordare che le idee stanno fuori dal computer. Al punto di invitare i giovani a deformattare i loro cervelli prima di agire. Creativamente parlando, s’intende.
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